“Il cibo è la mia droga”

È una frase familiare? È mai capitato di vivere il cibo come una sostanza vera e propria? Capace di dare un forte senso di gratificazione, di abbassare il volume di pensieri, stress, emozioni ma capace anche di farvi sentire in un circolo vizioso, difficile da spezzare e troppo facile da continuare?

Per alcune persone sarà possibile riconoscersi e l’associazione cibo=droga non costituirà di certo una novità. Sebbene questo collegamento e l’uso del termine dipendenza quando si parla di cibo siano frequenti nel linguaggio comune, solo negli ultimi anni si è acceso e alimentato il dibattito sull’esistenza di una sindrome da dipendenza da cibo nella comunità scientifica.

Recentemente infatti alcuni autori hanno ipotizzato l’esistenza di una vera e propria “dipendenza da cibo” (in inglese, Food Addiction). Questa ipotesi si è sviluppata a partire dalle forti somiglianze tra l’abuso di sostanze e il comportamento alimentare caratterizzato da episodi di abbuffate (o binge eating). Ricercatori e clinici hanno sottolineato come le due condizioni siano caratterizzate da comportamenti simili e, a volte, sovrapponibili. Alcuni esempi potrebbero riguardare:

– la sensazione di perdere/non avere il controllo: la persona può ritrovarsi ad avere difficoltà ad inibire il proprio comportamento e a consumare la sostanza (cibo o droga) nonostante le possibili conseguenze negative (ad esempio, l’aumento di peso nel caso del cibo);

– il bisogno di assumere la sostanza in quantità o frequenza maggiori, di non poterne fare a meno;

– le frequenti ricadute: per quanto la forza di volontà possa essere spiccata, è come se ci fosse un’altra forza, prepotente e soverchiante, a spingere la persona a perpetuare il comportamento;

– il craving, cioè il forte desiderio compulsivo, incoercibile, incontrollabile verso la sostanza

– l’uso del comportamento per mitigare la tensione e le emozioni negative.

In anni recenti, l’ipotesi teorica che ci siano degli elementi in comune tra dipendenze (da sostanze e da cibo) è stata sostenuta da diverse ricerche scientifiche in questo campo.

 

Quale sarebbe il fattore chiave comune alle dipendenze?

Si pensa che un ruolo centrale sia giocato dell’impulsività, cioè l’inabilità della persona di inibire le proprie azioni, i propri comportamenti e la tendenza ad agire senza considerare le conseguenze.

Numerose ricerche hanno evidenziato come questo tratto di personalità sia associato a comportamenti rischiosi, come uso di sostanze, ma anche a binge eating. Una conferma deriva ad esempio da un recente studio in cui 133 partecipanti affetti da obesità sono stati sottoposti a questionari per indagare l’impulsività e la Food Addiction (Meule et al., 2017).

Due importanti risultati sono emersi:

  • Solo il 47% circa dei partecipanti allo studio è stato classificato come dipendente da cibo (secondo il questionario Yale Food Addiction Scale), nonostante tutti presentassero un problema di obesità;
  • Punteggi alti nelle misure di impulsività erano associati ad una maggiore probabilità di ricevere una diagnosi di Food Addiction.

Questi risultati mettono in evidenza due aspetti centrali del discontrollo alimentare. Il primo è che l’obesità non si accompagna sempre a comportamenti di discontrollo o dipendenza nei confronti del cibo. Potremmo cioè dire che l’obesità sottende diverse obesità, con diverse caratteristiche comportamentali e differenti meccanismi di base. Il secondo aspetto è che l’impulsività e la Food Addiction sembrano essere strettamente legate, tanto che una bassa capacità di regolare l’alimentazione (es. discontrollo nei confronti del cibo) può emergere quando è presente un alto grado di impulsività di tratto, in generale.

 

Qual è il ruolo del nostro cervello in questi meccanismi?

A livello neurobiologico, le differenze che si osservano tra persone con binge eating/food addiction e persone normopeso senza disturbi del comportamento alimentare sono concentrate soprattutto in regioni coinvolte nei processi di ricompensa e controllo inibitorio.

Un recente studio in risonanza magnetica funzionale ha indagato i correlati neurali della Food Addiction in 48 adolescenti in buona salute, obesi e non (Gearhardt et al., 2011). Lo scopo dello studio era quello di valutare l’associazione tra sintomi di Food Addiction e l’attività cerebrale in risposta a stimoli ricompensanti (cibo). L’esperimento consisteva nell’acquisizione di immagini di risonanza durante l’assunzione di un frullato al cioccolato. L’ipotesi era che ad un’elevata Food Addiction si associassero pattern di attività cerebrale simili a quelli riscontrati nelle dipendenze.

Il risultato? Le persone che presentavano una possibile dipendenza da cibo – cioè quelli con alti punteggi nel questionario per valutarla – mostravano differenze a livello di attività cerebrale rispetto a quelli che ottenevano punteggi bassi. Queste differenze si concentravano in particolare in quelle regioni cerebrali responsabili della sensibilità alla ricompensa (o del craving) e alla capacità di inibire il proprio comportamento.

Il punto cruciale di queste evidenze è che i risultati supportano la tesi che il discontrollo nei confronti del cibo potrebbe essere mediato da meccanismi simili a quelli alla base delle dipendenze da sostanze: un’elevata attivazione del circuito della ricompensa in risposta alla sostanza e una riduzione dell’attivazione nelle regioni coinvolte nei processi di inibizione. I risultati confermano quindi un ruolo dell’impulsività alla base dei meccanismi di Food Addiction.

 

Quali sono le possibili implicazioni a livello clinico? 

Le prove a sostegno dei meccanismi comportamentali e neurobiologici comuni sono numerose e ci aiutano a dare un razionale al comportamento di discontrollo nei confronti del cibo.

Nonostante il dibattito sia ancora in corso, al di là del termine che decidiamo di utilizzare e la teoria che sposiamo, l’indagine del concetto di Food Addiction ha portato ad importanti traguardi nello studio dell’obesità e dei disturbi alimentari. Uno su tutti il fatto che dietro le etichette, obesità, Binge Eating Disorder o Food Addiction, si nascondono diverse sfaccettature che devono necessariamente essere prese in considerazione quando si parla di terapia e prevenzione.

L’abbuffata con perdita di controllo, in cui si ricercano alimenti non specifici, seguita da forte colpa e da un proposito restrittivo è diversa dall’iperalimentazione costituita da diversi spiluccamenti durante il giorno o da un introito calorico che eccede il proprio fabbisogno energetico, senza essere accompagnato da perdita di controllo o sensi di colpa. Ancora, questi comportamenti, sono diversi da quella che potrebbe rientrare in un quadro di Food Addiction, in cui l’abbuffata è spesso programmata, uno strumento per provare una gratificazione immediata, nonostante le conseguenze negative a lungo termine (come l’aumento di peso).

In sintesi, la comprensione di ciò che sta alla base di questi comportamenti dovrebbe portarci a una maggiore consapevolezza e migliore caratterizzazione dei disturbi da iperalimentazione, tra cui Binge Eating Disorder, bulimia e obesità, indirizzandone in modo più specifico e mirato le risposte terapeutiche.

P.lva 00919180273 - Dati societari - Privacy Policy
Top
Designed by Promoservice